Telemaco Signorini: la vita e le opere

Fin dall’infanzia Telemaco Signorini, cresce a stretto contatto con l’arte grazie al padre Giovanni, rinomato pittore alla corte del Granduca di Toscana. Forte assertore delle teorie anarchiche di Proudon, Signorini mostra il proprio anticonformismo anche in campo pittorico contribuendo alla nascita e all’affermazione della corrente macchiaiola toscana. Signorini, per tutto il corso della propria vita, continuerà ad essere quell’eccezionale agitatore e gradito coordinatore della creatività per tutto il gruppo dei macchiaioli. È lui che porta a Firenze la ventata illuministica che in questo periodo sta maturando in tutto il continente europeo ed è che accetta con entusiasmo le novità della pittura dal vero di stampo francese, che il De Tivoli porta sul tavolo degli incontri al caffè Michelangelo. La sua pittura, in continuo sviluppo, si fa sempre più spontanea e realistica.

È un periodo di grandi innovazioni tecniche segnate dalla nascita in Europa delle prime avanguardie pittoriche e Signorini, viaggiando molto in Italia e all’estero favorirà il costante rinnovamento della pittura macchiaiola ispirandosi alle teorie cromatiche dell’ impressionismo dei pittori francesi con i quali entrerà in stretto contatto a Parigi.

Nel 1858 Telemaco si reca a La Spezia alla ricerca di un ambiente visivo che gli renda più facile la definizione di quel netto contrasto tra luce ed ombre capace di individuare la macchia come elemento grammaticale dell’opera. Nel 1859 combatte volontario nella seconda guerra d’indipendenza. Tornato dal fronte inizia il periodo di maggiore intransigenza macchiaiola, affiancato dagli amici e colleghi macchiaioli Cristiano Banti e Vincenzo Cabianca sperimenta un metodo analitico per la resa pittorica dei valori cromatici e luminosi, dipingendo dal vero nella campagna di Montelupo e a La Spezia e ritornando sui luoghi delle battaglie dell’anno precedente. Nel 1861 si reca per la prima volta a Parigi dove vede le opere dei pittori Barbisonniers e fa la conoscenza di due dei pittori più rappresentativi del movimento realista francese di quegli anni, Camille Corot e Gustave Courbet, mostrando interesse per la pittura di paesaggio.

Nel 1862, ospite di Diego Martelli a Castiglioncello, sperimenta con Giuseppe Abbati, Odoardo Borrani e Raffaello Semesi la pittura a macchia, dando vita al sodalizio artistico  noto come la Scuola di Piagentina. Tornerà a Parigi più volte, nel 1862 è ospite dell’illustre pittore verista Giuseppe De Nitti, con cui si recherà successivamente a Londra.

Utilizza la sua nuova tecnica, basata su contrasti luministici e tonali, per ritrarre le case  e i rustici di Riomaggiore, luogo da lui molto amato e che ne diverrà il suo ritiro in tarda età.

Nel 1865 si impegna con trasporto anche nel tema sociale, col dipinto famoso del Salone delle agitate in S. Bonifazio, ambientato in un manicomio di Firenze.
Nel 1867 fonda con Diego Martelli la rivista Il Gazzettino delle Arti del Disegno avviando la propria carriera di critico e letterato.

Negli anni seguenti compie numerosi viaggi che arricchiranno la sua evoluzione artistica: nel 1869 è nuovamente a Parigi, sarà poi la volta di Roma nel 1871-1872, quindi le zone della Marna e della Senna accompagnato da Giovanni Boldini nel 1873-1874. Tra il 1873 e il 1881 sono dunque soventi i suoi soggiorni in Francia, Svizzera e Inghilterra e nel 1884 si reca nuovamente a Parigi e a Londra esponendo con successo alcune marine.

Telemaco Signorini è stato un attento osservatore di tutto ciò che vide, sia in natura, sia in arte. Il punto di forza dell’artista si dimostra la comprensione e la differente resa della natura, indovinandone la cultura e  l’atmosfera di un luogo rispetto ad un altro. Si osservi, ad esempio, l’umido grigiore autunnale della Scozia a Leith o, viceversa, la luminosità calda e contrastata dalle ombre, di un giardino a Settignano.

 


 
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