Vincenzo Cabianca: la vita e le opere

cabiancaVincenzo Cabianca (Verona, 20 giugno 1827 – Roma, 22 marzo 1902)

  1. Intraprende i propri studi in arte nel 1842, presso l’Accademia di Belle Arti, sotto la guida di Giovanni Caligari. Nel 1846 passa all’Accademia di Venezia dove segue, con poca convinzione, i corsi del Clementini. La città lagunare non lascia conseguenze visibili nella sua pittura, se non un certo interesse per le espressioni del Settecento veneziano e l’avviarsi della predilezione per il soggetto di genere, precisatosi negli anni successivi.

Nel 1848 è coinvolto dai moti di liberazione; nel 1849 partecipa alla difesa di Bologna. Nel 1853, sempre per motivi politici, si trasferisce a Firenze dove, con Severini e Borrani, inizia a frequentare il nascente gruppo macchiaiolo presso il famoso Caffè Michelangelo.

I primi esperimenti di pittura dal vero non hanno immediata rispondenza nella sua pittura, che rimane legata inizialmente legata agli schemi formali della pittura accademica di genere, esemplificata dalle opere che presenta regolarmente alle promotrici fiorentine. Progressivamente tuttavia, Cabianca approfondisce l’interesse per la costruzione dell’immagine tramite i valori cromatici e luministici, prima adattato a quadri di genere, come “Abbandonata”, del 1857, e “Goldoni giovinetto”; poi, durante l’estate 1858 trascorsa a La Spezia con Signorini, ad opere eseguite “en plein air”.

Tra 1859 e 1860, insieme a Banti, s’impegna in vere e proprie “spedizioni pittoriche” nella campagna tra Montemurlo e Piantavigne, riflettendo a fondo e applicando le nuove teorie “della macchia”. Quadri come “Rovine di San Pietro a Portovenere” e “Le monachine”, esposto a Torino nel 1861, sono tra i suoi capolavori, e ne fanno uno dei pittori emblematici della fase iniziale della vicenda macchiaiola.

Nel 1861 Cabianca visita Parigi insieme a Telemaco Signorini, senza restarne particolarmente impressionato; l’anno seguente torna in Toscana e dipinge a Montemurlo; non abbandona tuttavia il soggetto storico-accademico, se all’esposizione di Firenze del 1861 presenta i “Novellieri fiorentini del secolo XIV”. La componente accademica si fa più evidente durante il soggiorno a Parma protrattosi per circa sette anni, dal 1863, con frequenti visite a Firenze e a Roma, dove si trasferisce nel 1870, stringendo amicizia con Nino Costa e ricominciando a dipingere dal vero piccoli quadri condotti secondo la tecnica macchiaiola.


Opere selezionate


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