Llewelyn Lloyd: la vita e le opere

Llewelyn Lloyd

Llewelyn Lloyd (Livorno, 1879 – Firenze, 1949)

Ultimo dei cinque figli di William, commerciante di origine gallese, e della livornese Luisa Bianchini. Alla morte del padre nel 1884, cui fece seguito quella della madre solo quattro anni dopo, L. fu affidato allo zio paterno Robert, che cercò di indirizzarne gli studi verso quelle attività commerciali che avevano garantito la fortuna economica della famiglia, avversandone, al tempo stesso, le inclinazioni artistiche.

La sua formazione avvenne inizialmente come autodidatta e proseguì, tra il 1894 e il 1899, presso lo studio di G. Micheli, ex allievo e amico di G. Fattori, conosciuto proprio allora dal L., durante le lunghe estati che il maestro era solito trascorrere a Livorno. La frequentazione della scuola di Micheli costituì inoltre un’importante occasione per confrontarsi e stringere durature amicizie con artisti quali, tra gli altri, O. Ghiglia, M. Martinelli, G. Romiti, R. Natali, G.C. Vinzio e A. Modigliani. Con quest’ultimo seguì nel 1895, come allievo esterno, i corsi della scuola di anatomia pittorica dell’Università di Pisa.

Nel 1897 il L. esordì con il dipinto Mattino alCalambrone (collezione privata) alla Società promotrice di belle arti di Firenze, esposizione alla quale prese parte anche nei due anni successivi.

Agli inizi del Novecento, dopo un breve soggiorno di studio a Venezia, si trasferì a Firenze, per frequentare i corsi alla scuola libera di nudo tenuti da Fattori.

In quegli stessi anni, tramite l’amico P. Nomellini, si avvicinò al gruppo ligure di Albaro, soggiornando frequentemente alleCinque Terre. Meta preferita fu Manarola, dove risiedette anche per periodi piuttosto lunghi, a partire dal 1903, spesso in compagnia di A. Discovolo e G.A. Lori con i quali condivise, in questo primo decennio del Novecento, l’esperienza pittorica divisionista. Il L. arricchì allora il proprio linguaggio, di matrice essenzialmente naturalista, servendosi della pennellata a colori divisi soprattutto nella realizzazione degli sfondi. Il risultato ottenuto fu quello di donare una maggiore vibrazione luminosa alla composizione, non rinunciando alla esatta definizione dell’impianto strutturale dell’opera, che rimarrà caratteristica costante della sua produzione. Sono riconducibili al periodo divisionista opere quali I ponti di Manarola del 1904 (collezione privata: ripr. in Prima dell’avanguardia…, p. 133); Le gramignaie del 1906 (collezione privata: ripr. ibid., p. 132); il trittico Giardino in fiore (Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti), presentato e premiato nel 1908 alla LXI Esposizione annuale di belle arti a Firenze.

Nel 1904 a Firenze prese parte alla mostra della Società di belle arti e alla Secessione giovani artisti a palazzo Corsini. Nel 1905 partecipò per la prima volta alla Biennale di Venezia (esposizione alla quale fu presente quasi ininterrottamente fino al 1930).

Il 18 apr. 1906 sposò Elena Foresi, conosciuta a Firenze l’anno precedente, dalla quale ebbe tre figli: William, Gwendolen e Roberto.

Nel 1907, con G. Costetti, Ghiglia, G. Graziosi e A. De Carolis, prese parte alla Promotrice nella sala dei secessionisti. Nel settembre dello stesso anno si recò per la prima volta sull’isola d’Elba, dove da allora in poi avrebbe trascorso quasi tutte le estati, acquistandovi, nel 1913, una casa (la cosiddetta casa dei Melograni) a Marciana Marina. I paesaggi dell’Elba divennero da allora soggetti privilegiati dei suoi dipinti, a partire dal trittico Il paese dopo l’alluvione (1908: ripr. in Cozzani), presentato alla Biennale di Venezia del 1909, e costituito dai pannelli L’osteria chiusa, La casa nel torrente, Il cantiere distrutto, nei quali il pittore riproduceva tre luoghi di Marciana Marina ancora visibilmente segnati dall’alluvione del 1899.

Intorno al 1910 affiancò alla propria attività di pittore quella di acquafortista e di litografo, della quale si ha testimonianza nelle tre litografie del 1916 – Il bosco, Controluce e Il pastore – conservate presso il Museo d’arte italiana di Lima.

Sempre a partire dal secondo decennio del Novecento il disegno preparatorio acquisì un’importanza crescente; e il pittore prese l’abitudine di annotarvi anche i colori che sarebbero poi stati utilizzati nella stesura finale del dipinto. Stilisticamente si avviò proprio allora un processo di semplificazione e di sintesi formale che divenne ancor più evidente nei quadri degli anni successivi, quali, per esempio, Giorgine stellate e vaso giapponese del 1926 (collezione privata: ripr. in La scuola di Micheli…, p. 149), con un uso talvolta antinaturalistico del colore. La produzione pittorica del L. andò diversificandosi: divennero sempre più numerosi, accanto ai paesaggi, gli studi d’interni, che spesso presentavano consonanze stilistiche con l’opera di Ghiglia.

Nel 1913 partecipò alla I Secessione romana con due opere dipinte a Marciana Marina: Crepuscolo all’isola d’Elba e Il castagno morto (1908: Roma, Galleria nazionale d’arte moderna), quadro già presentato al Salon d’automne di Parigi del 1909, la prima delle molteplici esposizioni all’estero cui il L. prese parte. Ancora con paesaggi dell’Elba partecipò l’anno seguente alla seconda edizione della mostra romana, insieme con il gruppo della Giovine Etruria. L’attività espositiva proseguì alacremente per tutti gli anni Venti: il L. partecipò, tra le varie mostre, alla I Biennale romana (1921), alla Primaverile fiorentina (1922), alla I Mostra del Novecento italiano (1926) e alla mostra del Gruppo labronico alla galleriaPesaro a Milano (1928).

Nel 1929 ricevette, con G.A. Sartorio e A. Pomi, l’incarico di ritrarre le navi da guerra della Marina italiana e si imbarcò a La Spezia sul “Quarto” per la crociera estiva che li condusse in Spagna, Portogallo e Tripolitania. I dipinti della crociera furono esposti alla III Mostra d’arte marinara di Roma, tenutasi nell’autunno dello stesso anno. Ancora nel 1929 pubblicò con l’editore Nemi di Firenze il volume La pittura dell’Ottocento in Italia, che testimonia la sua attiva partecipazione al dibattito artistico.

Gli anni Trenta furono particolarmente produttivi e divennero sempre più numerose le mostre personali allestite soprattutto a Firenze. Inoltre proprio agli inizi del decennio, grazie all’interessamento del figlio William, che lavorava allora a Singapore, e del fiorentino R. Bigazzi, che si occupava di commercializzare opere d’arte italiana in Oriente, il L. ricevette commissioni per la realizzazione di cartoni per mosaici, destinati a edifici pubblici e privati a Hong Kong (Donzelli, pp. 36 s.).

Nel 1934, in compagnia di William, il L. compì il suo unico viaggio attraverso Inghilterra, Galles e Scozia, nei luoghi d’origine della famiglia paterna.

Il 10 giugno 1939 morì a Firenze la moglie Elena. Seguirono gli anni della guerra, vissuti dall’artista, in quanto cittadino britannico, con non poche difficoltà. Il 4 febbr. 1944 venne arrestato a Firenze e di lì inviato, con il figlio Roberto, nel campo di concentramento di Fossoli, in Emilia. Nel luglio dello stesso anno fu trasferito al campo di Laufen in Baviera, dove restò fino al maggio 1945. Al suo rientro in Italia, nel settembre successivo, trovò ospitalità, con la figlia Gwendolen, presso l’amico Roberto Papini, nella sua casa di Corbignano, e qui, durante le lunghe sere trascorse insieme, furono scritti e riletti molti degli appunti e delle memorie pubblicati postumi nel volume Tempi andati (Firenze 1951), a cura dello stesso Papini.

Morì a Firenze il 1° ottobre 1949, pochi giorni dopo il suo rientro dall’ultima lunga e produttiva estate trascorsa all’isola d’Elba.


Opere selezionate:

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