Rentato Natali: la vita e le opere

Renato Natali Tutt'Art@Renato Natali (Livorno, 1883 – 1979)

Renato Natali nacque a Livorno il 10 maggio 1883 da Adolfo, cappellaio, e da Corinna Giomi, in una famiglia di modeste condizioni.

Sin da ragazzo, frequentò  la bottega livornese di Gustavo Mors, in cui si vendevano articoli per artisti, e a partire dal 1898 si dedicò da autodidatta alla pittura. Si recava spesso inoltre nello studio di Lorenzo Cecchi, più tardi suo insegnante alla Scuola di arti e mestieri, e, pur mantenendo un approccio autonomo e indipendente, strinse numerose relazioni di amicizia e affinità intellettuale all’interno del vivace ambiente artistico livornese che attorno al 1900 riuniva personalità di rilievo: pittori come Llewelyn Lloyd, Benvenuto Benvenuti e Amedeo Modigliani, che più tardi avrebbe continuato a frequentare a Parigi, scultori come Umberto Fioravanti e Lorenzo Cecchi, che era anche architetto, scrittori come Giosuè Borsi. 

Grazie al dipinto Cisternino di Pian di Rota nel 1903 ricevette la medaglia d’argento del ministero della Pubblica Istruzione, suo primo riconoscimento ufficiale (della commissione facevano parte Giovanni Fattori e Niccolò Cannicci). Nel 1905 espose per la prima volta alla VI Esposizione internazionale d’arte di Venezia, dove presentò un dipinto intitolatoMezzanotte, una della lunga e nutrita serie di opere di ambientazione notturna, alcune di ascendenza simbolista, che avrebbero caratterizzato la sua produzione fino alla vecchiaia. Interessato al divisionismo, che compare in uno dei suoi dipinti conosciuti, Mattino (1902), in una cartolina del gennaio 1906 chiedeva all’amico pittore Benvenuti, vicino a Vittore Grubicy, di procuragli una pubblicazione sulle lettere e altri scritti di Giovanni Segantini. Alla Biennale di Venezia del 1907 espose Il Vizio (disegno a colori) e a quella del 1910 Ombre.

Tra il 1908 e il 1909 si cimentò nell’esecuzione di alcuni scenari teatrali, tra cui quello per il teatro S. Marco di Livorno, distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, mentre nel 1910 collaborò alle decorazioni per il Grande Veglione della stampa tenuto al teatro Rossini. Nel 1911, sollecitato da Benvenuti e dallo scrittore e poeta Gustavo Pierotti della Sanguigna, che lo finanziarono, produsse una prima serie di sette litografie stampate dall’editore livornese Belforte. Nello stesso anno, partecipò alla II Esposizione retrospettiva italiana e regionale toscana della Società di belle arti di Firenze. Assai ben radicato nel tessuto artistico ed espositivo livornese e toscano, nel 1912, anno in cui Gastone Razzaguta lo ricorda tra i frequentatori del cenacolo artistico letterario del Caffè Bardi, partecipò alla I Mostra d’arte livornese, ottenendo la medaglia d’oro del ministero della Pubblica Istruzione.

Ricevuta una lettera di invito dal litografo inglese John Copley, nel 1913 partecipò alla Mostra internazionale della litografia moderna di Brighton. Ai primi anni Dieci risalgono interessanti litografie, caratterizzate da un uso vibrante del chiaroscuro (quasi un’eco divisionista alla Benvenuti) e da architetture prospettiche inusuali (Lottatori, 1911, fra cui l’olio presso la Galleria Ricci Oddi di Piacenza).

Nel 1913 Natali, che già vantava alcuni contatti internazionali, decise di recarsi a Parigi, ospite del noto commediografo livornese Dario Niccodemi, in quel momento segretario del théâtre Réjane. Come molti artisti della sua generazione, rimase affascinato dallo sfavillante spettacolo dei boulevards parigini, dai caffè e dalle luci elettriche, in cui si imbatteva percorrendo a piedi la città e raggiungendo spesso Montparnasse dove risiedeva l’amico Modigliani. Durante questo soggiorno ebbe modo di familiarizzare con la verve disegnativa e caricaturale di Toulouse-Lautrec e dell’illustratore conterraneo Leonetto Cappiello, che a Parigi si era trasferito già da tempo. Tra le opere prodotte nella capitale francese si ricordano il ritratto di Dario Niccodemi e quello del figlio di questi Antonio, qualche veduta urbana e scene colte in stralunate atmosfere notturne (Ballerini, 1913, e Maschere, entrambe in collezione privata) ma anche, sorprendentemente, vedute e soggetti livornesi eseguiti a memoria, a sottolineare l’intimo, viscerale legame con la città natale, di cui Natali fu uno dei più fedeli, originali e appassionati interpreti. Lo scenario parigino doveva averlo avvicinato all’avanguardia colorista dei Fauves e al sintetismo dei Nabis, oltreché, anche se in modo episodico, alle spavalde, talvolta brutali atmosfere gitane di Ignacio Zuloaga e a quelle notturne di Hermen Anglada Camarasa (per esempio in Bellezza parigina, in Donzelli, 1998, II, tav. 9A), pittori spagnoli di straordinario successo all’epoca: linguaggi che le Biennali veneziane avrebbero riverberato nel contesto italiano dai primi del secolo fino almeno agli anni Venti.

Rientrato a Livorno nell’agosto del 1914, mentre il primo conflitto mondiale era già in atto, Natali mise a punto un linguaggio pittorico ormai maturo e definito, fatto di pennellate larghe, colori brillanti e antinaturalistici (talvolta quasi fauve), immediatezza della raffigurazione, impianto scenografico, concitata dinamicità (si pensi a Tabarin, ibid., tav. 41). Amava ripetere, con infinite varianti, alcune tematiche predilette (i gruppi di popolane, le risse, i veglioni e le feste, le maschere, il teatro, il circo, gli scorci livornesi), raffigurandole per lo più in ambientazioni serotine e lunari, più vicine a visioni fantasmagoriche che alla colorita registrazione di episodi di cronaca.

In quest’epoca iniziò la corrispondenza con Ugo Ojetti che si sarebbe approfondita nel corso degli anni. Si dedicò all’illustrazione di riviste, come Il Mondo, occupazione che già lo aveva visto impegnato nella prima giovinezza. Nel 1914 era inoltre stato invitato alla Mostra internazionale del libro e della grafica di Lipsia.

Nei primi anni Venti partecipò all’Esposizione d’arte italiana di Buenos Aires (1922), e l’anno dopo all’International Exhibition al Carnegie Institute di Pittsburgh, dove avrebbe esposto nuovamente nel 1926 e nel 1929.

In Italia, tra gli anni Venti e gli anni Trenta, partecipò ad esposizioni nazionali, da Venezia, a Roma (in particolare Amatori e cultori e Biennali), a Milano (Brera), Torino (Quadriennale), e a collettive soprattutto tra Firenze e Livorno accanto a Llewelyn Lloyd, Moses Levy, Giovanni March, Mario Menichetti, Giovanni Bartolena, Ulvi Liegi, Gino Romiti, Cesare Vinzio. Furono gli anni dell’affermazione, in cui il repertorio e il vocabolario cromatico di Natali, che prediligeva il lavoro in studio, di memoria, apparivano ormai consolidati e la sua cifra inconfondibile.

Fondamentale, nel suo percorso, la partecipazione nel 1920 alla fondazione del Gruppo Labronico, nato dall’antica ‘Federazione artistica livornese’ e di cui più tardi, dopo la morte di Mario Borgiotti nel 1977, sarebbe diventato presidente (li avevano preceduti Ulvi Liegi, Plinio Nomellini, Gino Romiti): gruppo di artisti per lo più di nascita livornese, privi di intenti estetici programmatici, tuttavia accomunati dalla lezione di Giovanni Fattori e dall’interesse per la vita popolare della città toscana, per i suoi scenari marini e portuali, per la costa battuta dal vento, l’entroterra assolato, senza mai recidere il legame con la tradizione paesaggistica dell’Ottocento. Natali partecipò con costanza alle mostre annuali e alle attività del gruppo.

Alla Biennale di Venezia del 1920 espose Il dramma e nel 1922 Musica rustica e Sera, mentre nello stesso anno il grande dipinto Borgata, in mostra alla Primaverile fiorentina, venne acquistato su proposta di Ojetti per la Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti, che possiede inoltre Circo equestre (1935 circa) e Barche sulla spiaggia (1930 circa), dono Ambron ripettivamente del 1956 e del 1982. Ancora un successo segnò la partecipazione alla Biennale veneziana del 1924 doveOmbre e suoni, presentato insieme a Luci nell’ombra, ottenne il premio Marini-Missana. Dopo due edizioni in cui era stato assente, nel 1930 tornò per l’ultima volta ad esporre alla rassegna veneziana con Alla ribalta e Salto mortale – Circo, appartenente a uno dei filoni più amati e ripetuti.

Espose alla I e alla II Biennale romana. Sue opere entrarono in collezioni pubbliche: Chiacchiere del 1912 fu comprato nel 1922 alla Mostra degli amatori e cultori dalla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma e nel 1926 Sera toscana dalla Galleria d’arte moderna di Genova; ancora nel 1939, alla IX Mostra provinciale sindacale livornese (manifestazioni a cui Natali partecipò in più occasioni), l’olio Piazza Vittorio Emanuele fu acquistato dal re (Roma, Patrimonio artistico del Quirinale). Nel 1936 nella galleria Bottega d’arte di Livorno erano state radunate ed esposte molte sue opere importanti. Nel dicembre 1937 partecipò alla mostra Unidici mostre personali a Bottega d’arte e nel 1938 a quella intitolata Vecchia Livornonel palazzo della Provincia.

Non abbandonò mai Livorno, di cui anzi divenne il più fedele e amoroso poeta, tramandandone un’immagine viscerale e sanguigna, allucinata e sfrontata, con gli occhi sempre rivolti a una sua essenza immutabile, a un’epoca d’oro ormai tramontata, che nemmeno i pesanti stravolgimenti edilizi del risanamento fascista, prima, e della ricostruzione del dopoguerra, poi, poterono alterare nella sua mente. Aldo Santini (1979) lo definì per questo «l’ultima voce di Livorno com’era», riprendendo un’idea cara a Guido Viavrelli (1938) e Gino Mazzanti (1938; 1957).

A partire dagli anni Cinquanta la pittura di Natali, che produceva con lena, si mantenne sostanzialmente invariata, talvolta incline a un bozzettismo meccanico, mentre cresceva progressivamente l’apprezzamento del pubblico e iniziavano a proliferare i falsi della sua opera. Nel 1954 si tennero due personali alla Galleria Giosi di Roma e alla Sant’Andrea di Genova, nel 1957 un’antologica a Bottega d’arte e nel 1963 ancora una personale a Pisa presso la Galleria Macchi, occasione in cui all’artista fu conferita la medaglia d’oro. Nel 1967 l’editore Gino Belforte, con l’aiuto di un gruppo di collezionisti, stampò 900 copie di un volume dedicato al meglio della sua pittura, presentato da uno scritto di Fortunato Bellonzi. Ancora nel 1972 una mostra antologica a Milano, organizzata dalla Fondazione Europa in collaborazione con Bottega d’arte, con cui Natali aveva da tempo uno stretto rapporto, celebrò l’anziano pittore ormai divenuto un’istituzione a Livorno; qui, nel 1974 gli venne dedicata una retrospettiva a Villa Fabbricotti (già sede del Museo civico e oggi anche della Biblioteca comunale). Ricevette in questa occasione la Livornina dal Comune e nel 1979 il titolo di Grande ufficiale. Morì a Livorno il 7 marzo 1979 .


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