Ruggero Panerai: la vita e le opere

Ruggero Panerai nacque a Firenze il 13 marzo 1862, secondogenito di Carlotta Masi, contadina, e di Luigi, stipettaio.

Fu impiegato come falegname fino ai quindici anni e poi, dal 1877 al 1881, frequentò l’Accademia di belle arti di Firenze, entrando quindi nello studio di Giovanni Fattori «che ebbe per lui cure quasi paterne» (De Gubernatis, 1889, p. 349) e lo considerò tra gli allievi più meritevoli.

L’alunnato fattoriano fu determinante nell’orientare il giovane artista, che del maestro adottò i temi e la condotta pittorica, aggiornandoli con il naturalismo fiorito in Toscana attraverso l’esempio di Luigi e Francesco Gioli, dei Tommasi e di Egisto Ferroni.

Nel 1883 espose alla Promotrice di Firenze All’ombra e Sulla via ferrata. In quest’epoca già dipingeva secondo un veloce bozzettismo impressionista e Guido Carocci (In Toscana…, 1999, p. 162) lo definiva appunto «un impressionista molto giusto e molto vivo»: esemplare, in tal senso, Strada fiorentina con carrozze, datato 1882 (ripr. in Macchiaioli…, 2004, p. 88 tav. 62) o Alla stazione, del 1885 (ripr. in In Toscana, cit., pp. 162 s. n. 41).

Nel 1885, quando a Firenze espose alcuni studi eseguiti a Settignano, eseguì Il passaggio degli artiglieri da piazza S. Gallo(Firenze, Collezione Ente cassa di risparmio), uno dei quadri più noti, di cui si conosce un bozzetto in collezione privata (ripr. in Fattori e il Naturalismo …, 2008, p. 130).

Caratterizzata per l’effetto dinamico della cavalcata verso il primo piano, l’opera è ambientata in una piazza fiorentina (oggi piazza della Libertà), amata e ritratta più volte da Panerai per la vivace animazione cittadina che la caratterizzava (in particolare Piazza S. Gallo a Firenze, 1883 circa; ibid., p. 122 n. 33), mettendo in risalto l’interesse per le vedute urbane e gli episodi di vita contemporanea a cui si dedicò soprattutto negli anni Ottanta riuscendo a rendere con vivacità l’estemporaneità delle scene.

Ancora nel 1885 dipinse Ritorno dalle corse alle Cascine (ibid., p. 126 n. 34), opera in cui unisce l’approccio impressionista all’elegante tocco mondano di un Giuseppe De Nittis, rimandando anche alla maniera del conterraneo Vittorio Matteo Corcos, che da alcuni anni viveva a Parigi da dove tornava a Livorno di tanto in tanto. Utile per un contatto con la cultura parigina poteva essere stata, per Panerai, anche la vicinanza con Francesco e Luigi Gioli, recatisi nel 1878 nella capitale francese, dove avevano frequentato Federico Zandomeneghi.

Ancora alla metà degli anni Ottanta risalgono vivaci scene di vita portuale e marinara, affrontate con spirito da reporter, come Al porto, del 1884, con le figure in primo piano sulla banchina ritratte con fare abbreviato in un’umida atmosfera di pioggia, o Sul traghetto (ripr. in Da Fattori al Novecento, 2012, n. 69) e Sul ponte (ripr. in In Toscana, cit., pp. 166 s. n. 43), ambientati su una nave e caratterizzati dall’espediente impressionista della fuga verticale degli assi del pavimento, tipico dell’‘occhio’ moderno di Edgar Degas e Gustave Caillebotte.

La fedeltà al verbo fattoriano è comunque ribadita, pur nell’aggiornamento naturalista, nella grande tela Esercitazioni militari(1884; asta Farsetti, Prato, 30 ottobre 2010), dove la scena è ripresa, con taglio fotografico, da un punto di vista appartato, con i soldati colti di spalle e lo sguardo dei contadini rivolto lontano, oltre l’orizzonte del quadro. I soggetti militari sono tra i più praticati e amati dall’artista, che li declina in numerose varianti, per lo più prive di pathos bensì aderenti a un’immagine quieta e accostante.

Nel 1887 Il guado venne scelto dalla Commissione governativa all’Esposizione artistica nazionale di Venezia per essere destinato alla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma ma, per circostanze non chiare, entrò invece nella collezione della Galleria Pisani (De Gubernatis, 1889, p. 349). Nello stesso anno espose a Genova, Firenze e Milano, dove vinse il Premio Fumagalli con Il cavallo malato (Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti), un dipinto in cui risaltano le sue qualità di sensibile pittore animalista, rendendo con finezza l’atmosfera carica di dubbi che emana dai due mandriani chini sul cavallo accosciato, immersi nello scenario naturale di una Maremma incontaminata. Acquistato da Ernesto Rossi ed esposto nella sua villa di Montughi, a Firenze (De Gubernatis, 1889, p. 350), il dipinto passò poi nel 1911 alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti. La Galleria d’arte moderna di Milano conserva Butteri in Maremma.

Nel 1888, a Bologna, Panerai espose la grande tela Mazzeppa, utilizzando lo spunto letterario dal poemetto omonimo di Lord Byron per ritrarre i cavalli assiepati in primo piano, cogliendone abilmente la psicologia. L’opera gli valse la nomina a professore dell’Accademia di belle arti di Bologna. Un dipinto con questo stesso titolo fu inviato all’Esposizione universale di Parigi del 1889, e a Genova l’anno successivo.

Espose alla Promotrice fiorentina del 1890 e nello stesso anno illustrò la novella Sereno e nuvole delle Veglie di Neri. Paesi e figure della campagna toscana di Renato Fucini, per i tipi Hoepli. Nel 1890 partecipò inoltre all’illustrazione de Il libro degli aneddoti. Curiosità del teatro di prosa di Luigi Rasi, a cui è dedicato il piccolo olio su carta Vedetta. Panerai fu inoltre in amicizia con il medico collezionista Alessandro Roster (Da Fattori al Novecento, cit., pp. 17-19, tav. 67).

Nel gennaio 1889 sposò a Firenze Enrichetta Castiglioni, figlia di Marco ed Ester Modigliani.

Nel 1891 Diego Martelli ebbe parole di lode per il suo Cavalli maremmani esposto alla Galleria Pisani di Firenze, mentre il dipinto Sera, pervaso «da quella calma crepuscolare del paesaggio che chiude una giornata laboriosa con un ritorno al lavoro domestico» (Giglioli, 1954, p. 36) fu premiato dalla Società fiorentina di belle arti nel 1892. Panerai fu inoltre presente alla Festa dell’arte e dei fiori di Firenze del 1896-1897 con Pace.

Negli anni Cinquanta del Novecento Giglioli (ibid.) ricordava i soggetti dei suoi dipinti: ufficiali di artiglieria e militari che tornano dalle manovre, un paesaggio lungo il Mugnone, soldati di artiglieria con i loro carri su una fangosa strada di campagna, pecore al pascolo a Montepiano, un toro solitario nella campagna, cavalle gravide al Tombolo, una pastorella con un gregge di pecore sull’Appennino, cavalli al riposo, artiglieria al trotto. Alla collezione del medico fiorentino Umberto Novelli erano appartenuti dipinti come Pesco in fiore, nel quale è evidente il debito verso il delicato naturalismo di Niccolò Cannicci, Pascoli in vista del lago, Butteri al guado, Il ritorno del gregge. La Galleria Paolo e Adele Giannoni di Novara conserva l’olio Cavalli al pascolo (1918-1923).

Negli ultimi anni Panerai tentò il soggetto mitologico in Baccanale, rimasto incompiuto (ibid., p. 37), mostrando inoltre in alcuni soggetti animalier e paesaggistici degli anni Venti una nuova maniera sintetica e abbreviata. È inoltre ricordato come autore di scene di genere in costume settecentesco destinate al mercato.

Morì a Parigi il 24 ottobre 1923.

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