Cesare Bartolena: la vita e le opere

gordigiani ritratto da bartolenaCesare Bartolena (Livorno, 27 maggio 1830 – Livorno, 14 maggio 1903) 

Fu allievo di E. Pollastrini nell’Accademia di Firenze. Il suo destino si intrecciò con gli eventi del Risorgimento italiano quando nel 1848 partì come volontario per la prima guerra d’indipendenza; tornato, riprese a dipingere, dedicandosi soprattutto al ritratto.Più tardi, intorno al 1859, cominciò a prediligere soggetti di vita militare.

Nuovamente a Firenze, frequentando il caffè Michelangelo, ritrovò degli artisti dell’epoca, strinse amicizia con G. Fattori, alla cui scuola mandò poi il nipote Giovanni. La sua pittura subì qualche influsso fattoriano, reperibile più che altro negli studi e nei bozzetti, poiché nei quadri di grande formato la sua educazione accademica, da cui aveva ereditato un disegno accurato e preciso, finì sempre col prevalere.

Dai suoi contatti con la pittura macchiaiola, mediati dal Fattori, derivò, forse, il suo interesse per la pittura di paese, che il B. poi non tralasciò mai, nonostante andasse via via dedicandosi sempre più ai soggetti militari, per i quali divenne molto popolare nell’Italia postrisorgimentale. Con essi partecipò a numerose esposizioni nazionali.

Nel 1872 inviò all’esposizione di Milano La partenza dei volontari livornesi per la guerra di Sicilia (Livorno, Museo civico “G. Fattori”), il suo quadro più noto, in cui si ritrovano già gli elementi costitutivi della maggior parte della sua produzione a soggetto militare, cioè una concezione descrittiva della scena, uso parsimonioso del colore e prevalenza delle tinte fredde.

Nel 1884 espose alla Società d’Incoraggiamento di Firenze Campo militare e Avanguardia, e all’esposizione di Belle Arti di Milano del 1886 La morte del generale Cosimo Del Fante, dipinto che ottenne un grande successo.

Più che scene di battaglie, egli preferì sempre rappresentare scene riguardanti la vita militare (Al campo, Soldati in marcia dalla manovra, La chiamata, La partenza del coscritto).

Tralasciò per qualche tempo la pittura per dedicarsi al lavoro di fotografo in un laboratorio aperto in società con l’amico A. Bernoud. In seguito, andando male gli affari, riprese a dipingere non disdegnando i soggetti sacri, e nel 1900 partecipò al concorso Alinari con una Madonna dei fiori.

Morì a Livorno il 14 maggio 1903, lasciando alcuni ritratti di patrioti livornesi e numerosi quadri, tra cui vanno menzionati La madre del soldato (1875), Bersaglieri nel bosco (1878), Agricoltura e Milizia, Sentinella, La cattiva notizia.


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Carlo Domenici: la vita e le opere

Carlo Domenici (Livorno, 1897 – 1981)

nato a Livorno nel 1897, si inserì ben presto, grazie a doti naturali, in quegli ambienti culturali ed artistici dell’epoca, venendo a contatto con personaggi che né segneranno la strada futura.

Giosuè Borsi, poeta e giornalista livornese, divenne il padre spirituale di Carlo, spronandolo ad intraprendere il percorso artistico.

All’età di 13 anni era già all’Accademia di Belle Arti di Firenze, tappa fondamentale per la formazione tecnico artistica. Il periodo è ancora fortemente influenzato dai macchiaioli e da Giovanni Fattori in particolare, ed anche il giovane Carlo né assorbe i lati più veri e spontanei.

La passione per la terra toscana, l’amore per la vita campestre, la stima che ripone in quei personaggi, simbolo del lavoro duro dei campi, lo trascinano in un turbinio di emozioni, di stati d’animo che solo la tela e i colori riescono a placare. Ecco spontanea la nascita di piccoli e grandi capolavori paesaggistici, con l’inserimento di greggi, contadini, buoi, cavalli, ma soprattutto scene di vita agreste dove il naturalismo esplode in tutto il suo splendore cromatico. Si respira l’aria di campagna, si avvertono le atmosfere gioiose, i ritmi del duro lavoro, siano essi le magiche trebbiature, le delicate vendemmie, la raccolta delle olive o più semplicemente i momenti di svago come le scene di caccia. In molti capolavori si sfiora il “verismo”, ma vi sono elementi che riconducono sempre la sua pittura al naturalismo di macchia. L’entusiasmo diventa l’arma principale per meglio affrontare, con positività, anche i momenti meno brillanti della sua evoluzione pittorica. La poesia poi, si inserisce nel contesto artistico dando vita a dipinti caldi, reali ed al tempo stesso unici, pur sottolineando la ripetitività di alcuni soggetti nelle varie fasi della sua crescita. La Toscana, come più volte sottolineato, diventa la “madre” di tutte le sue creazioni anche se, solo tre zone ben precise incideranno in maniera determinante. La Maremma, con la sua natura selvaggia, dove l’uomo vive quasi in uno stato primordiale, dà vita a dipinti con toni forti e decisi. I suoi “Butteri” la rappresentano attraverso varie angolazioni, ognuna delle quali incisiva e determinante. La forza cromatica, l’interpretazione e l’espressività di questi dipinti lo avvicinano ai capolavori del maestro Giovanni Fattori. Sono paesaggi incontaminati dove i profumi di una terra schietta e rude si amplificano e diventano tali attraverso i suoi colori. L’Elba con le sue “marine” e le sue viste paesaggistiche sono la seconda vita dell’artista che sa apprezzare ed amare gli angoli più suggestivi dell’isola ed i suoi personaggi marinareschi. La pacatezza dei soggetti, la poeticità degli ambienti e la serenità del luogo, creano uno stato d’animo particolare nel Domenici portandolo ad eseguire in quel contesto, dipinti di indubbia bellezza. La sua “Livorno” merita una citazione a parte; una città che forse più di altre ha saputo dare ai suoi artisti i giusti stimoli. Le luci, i colori, i profumi creano scenari unici e Domenici non si può esimere nell’immortalarli attraverso una tavolozza decisa e vibrante. La Fortezza Vecchia, il quartiere della Venezia, la darsena toscana, le scogliere del Romiti o i viali di Antignano vengono rappresentati con impeto e passione mantenendo le finezze nei particolari ed una geometrica modernità d’insieme. Un Carlo Domenici quindi tradizionale ma al tempo stesso rivolto al futuro con un linguaggio moderno e dinamico. Una pittura apprezzata oggi dai grandi critici e da un collezionismo sempre più alla ricerca di personaggi carismatici ed irripetibili. Un piccolo grande uomo che seppe quindi trasformare la pittura in un mezzo di comunicazione reale, vero e schietto.


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Cristiano Banti | La Vita e le opere

bantiweb1Cristiano Banti

(Santa Croce sull’Arno, 1824 – Montemurlo, 1904)

Nato a Santa Croce sull’Arno in provincia di Pisa, da famiglia borghese benestante, è stato un pittore di formazione accademica neoclassica ben presto superata per avvicinarsi ai modi dei Macchiaioli con cui entrò in contatto dopo il suo trasferimento a Firenze nel 1854.

Dipinse prevalentemente quadri di soggetto storico, ma soprattutto dipinse per se stesso essendo di agiata condizione economica tanto da potersi permettere di ospitare nelle ville di Montorsoli e Montemurlo, ereditate dalla marchesa Vettori, artisti amici in difficoltà.

Fu grande amico di Telemaco Signorini e di Vincenzo Cabianca con i quali si recò a La Spezia per sperimentarvi la visione macchiaiola; frequentò anche Giovanni Boldini: di tutti questi artisti raccolse molte opere insieme a quelle di altri significativi pittori suoi contemporanei come Silvestro Lega, Giovanni Fattori, Giuseppe Abbati e Antonio Fontanesi.
La sua collezione, andata dispersa dopo la sua morte, comprendeva anche dei Corot e dei Courbet frutto delle sue esperienze parigine.

Nel 1870 fece parte della giuria dell’Esposizione Nazionale di Parma. Nel 1884 entrò a far parte della Commissione riordinatrice degli Uffizi e fu nominato professore all’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Morì nella villa di sua moglie a Montemurlo nel 1904 a ottanta anni d’età.


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Guglielmo Micheli: la vita e le opere

micheli BWGuglielmo Micheli (Livorno, 1866 – 1926)

Fu allievo di Giovanni Fattori e insegnante di Amedeo Modigliani e Gino Romiti. Attraverso l’influenza di Giovanni Fattori, rientrò nella scia dei Macchiaioli.

Micheli iniziò la sua formazione artistica presso il pittore Natale Betti a Livorno. Ottenne una borsa di studio dalla fondazione dell’imprenditore Michelangelo Bastogi, grazie alla quale ebbe poi la possibilità di recarsi a Firenze presso l’Accademia di Belle Arti. Frequentò la classe di pittura presso la Scuola libera di nudo di Giovanni Fattori, del quale divenne l’allievo preferito.

Dal 1894 al 1906, Micheli visse di nuovo a Livorno, dove il suo studio diventò una scuola per molti pittori della generazionePostmacchiaioli, tra cui Amedeo Modigliani, Gino Romiti e Oscar Ghiglia.

Dal 1907 fino alla fine della sua vita Micheli insegnò presso diverse scuole d’arte italiane: ad Acqui Terme, quindi Iglesias, Cortona, Sassari, Caltanissetta, Bari, Pisae infine ad Arezzo.

Principalmente influenzato da Giovanni Fattori, trovò in seguito uno stile proprio; in particolare le sue vedute marine ebbero successo. La sua produzione artistica comprende disegni, dipinti ad olio, acquerelli, acqueforti, illustrazioni di libri.


Opere selezionate:

Oscar Ghiglia | la vita e le opere

Oscar Ghiglia (Livorno, 23 agosto 1876 – Firenze, 14 giugno 1945) fu tra i maggiori esponenti della corrente dei postmacchiaioli, nata in seguito all’influenza dei macchiaioli. Sostanzialmente autodidatta, seguì alcune lezioni di pittura prima pressoUgo Manaresi, poi presso Guglielmo Micheli ed infine presso Giovanni Fattori. Amico di celebri pittori come Amedeo Modigliani, Ardengo Soffici, Llewelyn Lloyd, Anthony De Witt e Gustavo Sforni, fu in contatto con gli intellettuali del tempo, come lo stesso Ardengo Soffici, Giovanni Papini, Giuseppe Prezzolini e Ugo Ojetti.

Tra i primi a reagire all’impressionismo, con una pittura meditata e sincera, tutta solidità e chiarezza quasi abbandonò col 1906 il ritratto per dedicarsi alla pittura d’interni e di nature morte, di una preziosità ghiotta e castigata a un tempo. Le sue opere si trovano quasi essenzialmente in raccolte private. Ha scritto buone pagine su Giovanni Fattori (in L’opera di G.F., Firenze 1913). Sono pittori anche i figli Valentino (nato il 19 luglio 1903) e Paulo (nato l’8 maggio 1905).

FEDERIGO ZANDOMENEGHI: i risultati d’asta

Lotto numero 50

10

La coiffure

Pittura , Olio/tela , 65.4 cm x 54.6 cm

Stima: 1.484.400 € – 2.226.600 €

Prezzo di aggiudicazione: 1.113.300 €

Sotheby’s, New York NY

STATI UNITI, 08/11/2013


 

Lotto numero 423

1 e 2

«La coiffure»

Pittura , Olio/tela , 65 cm x 54.0 cm

Stima: 53.880 € – 80.820 €

Prezzo di aggiudicazione: 996.780 €

Museumsbygningen Kunstauktioner, Copenhagen

DANIMARCA, 05/03/2002


 

Lotto numero 117

3

En promenade

Pittura , Olio/tela , 73 cm x 82.5 cm

Prezzo di aggiudicazione: 626.565 €

Sotheby’s, New York NY

STATI UNITI, 20/02/1992


 

Lotto numero 93

Sml4

La ballerina (1885)

Pittura , Olio/tela , 52 cm x 33.0 cm

Prezzo di aggiudicazione: 576.867 €

Finarte, Milano

ITALIA, 18/10/1990


 

Lotto numero 143

5

Place Blanche, le matin (1911)

Pittura , Olio/tela , 73.5 cm x 92.0 cm

Stima: 400.000 € – 600.000 €

Prezzo di aggiudicazione: 560.000 €

Sotheby’s , Milano


 

ITALIA, 09/12/2002

Lotto numero 11

6

Femme allongée (c.1890)

Pittura , Olio/tela , 50 cm x 60.0 cm

Stima: 503.370 € – 719.100 €

Prezzo di aggiudicazione: 546.516 €

Sotheby’s, New York NY

STATI UNITI, 07/05/2014


 

Lotto numero 127

La lecture

Pittura , Olio/tela , 66 cm x 82.0 cm

Stima: 419.235 € – 586.929 €

Prezzo di aggiudicazione: 477.928 €

Christie’s , New York NY

STATI UNITI, 27/05/1993


 

Lotto numero 63

8

Le crochet (1901)

Pittura , Olio/tela , 65.4 cm x 54.5 cm

Stima: 479.400 € – 639.200 €

Prezzo di aggiudicazione: 399.500 €

Sotheby’s, New York NY

STATI UNITI, 06/11/2014


 

Lotto numero 484

9

Le journal de mode

Pittura , Olio/tela , 46 cm x 55.0 cm

Prezzo di aggiudicazione: 380.000 €

Finarte , Milano

ITALIA, 28/11/2006


 

Lotto numero 138

10

Al balcone

Pittura , Olio/tela , 65 cm x 54.0 cm

Stima: 300.000 € – 400.000 €

Prezzo di aggiudicazione: 311.603 €

Sotheby’s , Milano

ITALIA, 08/06/2004

Federico Zandomeneghi: la vita e le opere

220px-Federico_ZandomeneghiFederico Zandomeneghi Venezia, 1841 – Parigi, 1917

Dei tre “italiani di Parigi”, con De Nittis e Boldini, Zandomeneghi è quello che ha avuto i legami più duraturi e profondi con l’ambiente impressionista e post-impressionista, partecipando dal 1879 a tutte le mostre del movimento.

La vicinanza dei temi, come le immagini della toilette femminile, i paesaggi parigini, le figure in interno, sono solo un tassello, importante ma non esclusivo, di quella trama di suggestioni tra impressionismo e post-impressionismo, nelle quali si considera necessario inserire la sua arte.

La Parigi di Zandomeneghi non è la Parigi elegante, mondana e internazionale celebrata da De Nittis e Boldini, ma si racchiude nel quartiere bohèmien per eccellenza,Montmartre, dove l’artista viveva a fianco di Toulouse-Lautrec e della sua modella Suzanne Valadon.

I soggetti dipinti da Zandomeneghi non ricreano solo il suo ambiente quotidiano ma testimoniano anche il graduale avvicinamento alla poetica impressionista della pittura en plein air, reso più profondo dai vincoli d’amicizia con impressionisti come Pissarro e Guillaumin. Accanto alle vedute parigine, gli esterni si arricchiscono dei paesaggi aperti della campagna francese.

La figura femminile è il suo soggetto prediletto e le sue immagini di donne, sia in interni sia in esterni, risentono notevolmente dell’influsso della moderna raffigurazione dell’eleganza diffusa attraverso le riviste di moda.

La descrizione delle toilettes, degli elaborati cappelli, dei gesti tipici della moda, come l’indossare i guanti, o muovere il ventaglio, occupa un posto di rilievo nella sua produzione, e a questo filone appartengono molte delle opere più celebri, come Nel palco o Il tè.

La vicinanza a Degas, con il quale Zandomeneghi condivideva l’amore per il disegno, per i valori lineari e per il pastello, si esprime nelle scene di nudo che colgono giovani donne nei gesti quotidiani del risveglio e della toilette.