Protetto: Lodovico Tommasi: i risultati d’asta

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Adolfo Tommasi: la vita e le opere

angiolo tommasiAdolfo Tommasi (Livorno, 1851 – Firenze, 1933)

Nato a Livorno Adolfo Tommasi, cugino dei fratelli Angiolo e Ludovico Tommasi, studia all’Accademia di Firenze e nel 1876 debutta alla Promotrice con il quadro “Ingresso al castello di Signa”.

Alla fine degli anni Settanta, presso la tenuta dei Tommasi a Bellariva, conosce Silvestro Lega, “responsabile” della svolta della sua pittura in senso naturalista. Dipinge assiduamente dal vero e, nel 1880, espone a Torino “Dopo la brina”, che suscita, per la novità del soggetto, critiche e lodi. Negli anni successivi espone frequentemente alle Promotrici opere di soggetto campestre (“La raccolta del fieno”, “Bosco con gregge e pastore”), ma anche paesaggi e qualche raro quadro di genere (“Uggia”,1883).

Negli anni Ottanta la pittura di Tommasi evolve dai giovanili toni pastello rialzati da effetti chiaroscurali ad una ricerca luminosa e atmosferica di carattere impressionista. Nel 1887 espone a Firenze “Di marzo”, “Sole di luglio”, “La fonte”. Nel 1892 espone, sempre a Firenze, “Primavera”, acquistata da Umberto I per la Galleria d’Arte Moderna. Nel 1893 vince la medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale dell’acquarello alla Permanente di Milano con “Effetto di neve”.

Il quadro “Villa Belvedere a Crespina”, del 1897, risente delle suggestioni della cultura bockliniana di fine secolo. Allo stesso periodo risale la nomina ad insegnante di disegno all’Accademia Navale di Livorno. Partecipa alla I, II, III e VII Biennale. Nel 1907, a causa di una malattia di carattere nervoso, interrompe la sua attività, ripresa solo nel 1912. Esegue a partire da questa data numerose vedute della campagna livornese e lucchese, marine, villaggi apuani e liguri.

Nel 1925 si ammala nuovamente e muore a Firenze nel 1933.


 Opere Selezionate:

Filadelfo Simi: la vita e le opere

SIMIFiladelfo Simi (Levigliani, 1849 – Firenze, 1923)

Diplomato all’Accademia di Belle Arti di Firenze, nel 1874 Simi si recò a Parigi dove frequentò lo studio di Jean-Léon Gérôme assieme ad artisti come Bastien Lepage e Dagnan Bouveret. Nel 1878 si reca in Umbria nel paese di Papigno dove realizza alcuni capolavori in una sorta di ritiro spirituale prima del definitivo ritorno in Toscana. In seguito vive tra Firenze, ove insegna alla Scuola di Nudo dell’Accademia, e Stazzema Capoluogo dove compone le sue opere di maggior rilievo, acquisendo fama internazionale. Il fraterno sodalizio con i fratelli Giorgini, industriali del marmo, lo impongono anche come scultore: degna di ricordo è la statua di Garibaldi ed Anita a Porto Alegre. Nel 1878 espone al Salon la tela Sera d’inverno nella foresta di Fontainebleau con la quale parteciperà anche, nel 1880, alla Prima Esposizione Internazionale di Firenze. Nel capoluogo toscano diventa uno dei membri più attivi del Circolo Artistico cittadino, partecipa a diversePromotrici e nel 1882 propone ventisei opere in una personale all’Accademia Regia. La consacrazione definitiva avviene nel 1887 in occasione dell’Esposizione Nazionale a Venezia, con la tela Un riflesso acquistata dal Governo italiano per laGalleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma. Nel 1888 si sposa con Adelaide Beani di Seravezza, da cui avrà due figli, Renzo, pittore e critico d’arte nonché insegnante di lettere classiche, e Nerina – in arte Nera – la più importante allieva e seguace dell’arte paterna. Ottiene varie onorificenze all’Esposizione Universale di Parigi del 1889 e nel 1905 è di nuovo alla Promotrice di Firenze per una personale. Con dedizione si impegna anche nell’insegnamento, raccogliendo intorno a sé un selezionato gruppo di studenti. La sua Scuola in via Tripoli, angolo piazza Piave, a Firenze, raccoglieva allievi internazionali e colleghi quali Telemaco Signorini e Giovanni Fattori. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1923, la Scuola proseguirà con grande successo grazie all’impegno e alla perizia dell’artista e della figlia, Nera Simi.


Opere selezionate:

Francesco Vinea: la vita e le opere

francesco VineaFrancesco Vinea, Forlì, 1845 – Firenze, 1902

Trasferitosi a Firenze con la famiglia fin da bambino, frequentò dal 1859 i corsi di E. Pollastrini all’Accademia di Belle Arti di quella città, ma presto dovette lasciare la scuola per problemi economici. Si impiegò in uno studio fotografico, dedicandosi nel frattempo al lavoro di illustratore per il quale si esercitò nella copia di opere d’arte del passato. In quegli anni dipinse soggetti di ricostruzione storica, nei quali è riconoscibile il modello di P. Delaroche, ma fu anche vicino ai fermenti innovativi degli artisti del Caffè Michelangiolo. Nel 1861 esordì alla prima Esposizione Nazionale di Firenze con un Ritratto muliebre e nel 1863 ebbe l’incarico di dipingere Michelangelo che recita i suoi versi a Vittoria Colonna, da collocarsi negli appartamenti reali di Palazzo Pitti.

Dal 1870 iniziò a inviare alle esposizioni quadri di genere, alla J. L. Meissonier, che gli aprirono le porte del mercato d’arte internazionale (Una Venere giapponese, I medici all’Antignano, La fioraia, esposti ad Anversa nel 1885). In una parallela applicazione ai temi di paesaggio e agresti, seguì, con modi personali, gli indirizzi delle contemporanee esperienze del Naturalismo toscano (Donna al torrente, 1889, coll. privata). Fu uno degli artisti legati alla galleria fiorentina di L. Pisani.


Opere selezionate:

Raffaello Sernesi: la vita e le opere

raffaello sernesi.jpgRaffello Sernesi (Firenze, 1838-1866)

nacque a Firenze, figlio di un vinaio di San Frediano, ultimo di molti fratelli, si formò giovanissimo prima come apprendista presso un incisore di medaglie e poi frequentando la scuola libera di pittura di Ciseri fino al 1859, da cui trasse eleganze di sapore purista da lui mai dimenticate.
Lasciò la scuola per problemi economici e nello stesso anno tentò di partire come volontario per la seconda guerra d’indipendenza, ma fu impedito dalla madre.
Continuò la propria formazione come autodidatta, esercitandosi sulla copia in disegno degli antichi maestri toscani.
A segnare lo sviluppo artistico di Sernesi furono due momenti fondamentali durante la sua vita: la partecipazione agli ideali patriottici e ai moti unitari, unita alla sua conversione religiosa, che lo portò a concepire la pittura con un amore totale e con uno spirito contemplativo.

Fu forse il 1860 l’anno in cui conobbe Telemaco Signorini, amicizia molto fruttuosa per il giovane. Si avvicinò così al movimento dei macchiaioli e seppur con uno spirito diverso dal materialismo di stampo positivista comprese subito il valore della sperimentazione macchiaiola, di cui condivise il metodo formale. La conversione religiosa, forse favorita dalle letture di alcune opere di carattere filosofico, lo spinsero a guardare il vero con sguardo mistico e questo influenzò per molti versi la sua opera.
Nel 1862 si recò a Napoli, dove dipinse interessanti scorci di paese, giocati sulla solarità della luce mediterranea e nel 1863 fu ospite di Diego Martelli a Castiglioncello dove approfondì l’uso della luce in funzione compositiva ed emozionale.
Mosso da fervente spirito patriottico fece parte dell’esercito dell’Italia Centrale, voluto da Ricasoli dopo l’armistizio di Villafranca. Nel 1866, allo scoppio della terza guerra d’indipendenza per la conquista del Veneto e del Tridentino, il giovane partì ancora in uniforme come volontario in artiglieria. Morì poco dopo durante gli scontri per una grave ferita ad una gamba.

La critica oggi tende a distinguere l’opera di Sernesi da quella dei contemporanei macchiaioli: mentre questi ultimi restano legati ad un positivistico studio della fisica della luce, la luminosità di Sernesi si carica di misticismo.


Opere selezionate:

Alessandro Sani: la vita e le opere

Alessandro Sani (Firenze 1856- 1927)

Fu attivo a Firenze fra il 1869 e il 1915. Scarse le notizie biografiche su questo pittore, che dal 1869 si dedicò alla copia di quadri antichi nelle gallerie fiorentine per il mercato artistico internazionale (un suo dipinto è conservato in Francia, al Musée di Arras). Dal 1871 al 1880 partecipò alle esposizioni delle promotrici di Firenze e di Genova con soggetti di genere e di costume: con simili temi prese parte anche all’Esposizione Universale di Vienna del 1873 (Una lezione di piano, Le primizie, La piccola massaia).


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